Buffalo

28 04 2008

Venerdi’ scorso, alle 6 di mattina sono partito per Buffalo. Oggi, Domenica pomeriggio, sono rientrato a casa. Buffalo e’ una cittadina sul lago Eire, uno dei grandi laghi, al confine con il Canada, proprio a lato delle famose cascate del Niagara. Ma se chiedi ad un americano per cosa e’ famosa non ti rispondera’ certo le cascate del Niagara, e nemmeno Buffalo Bill (che invece veniva dall’Iowa). Ti dira’ le Buffalo Wings, ovvero le ali di pollo “alla Buffalo”. Le Buffalo wings sono uno dei piatti americani piu’ tipici e serviti in ogni ristorante o pub americano.
Se pero’ vai a Buffalo e ordini le Buffalo Wings ti prendono a polli in faccia. Li si chiamano semplicemente wings e non si devono assolutamente chiamaro Buffalo wings. Un po come se un genovese ti prendesse a pinoli in faccia se gli chiedi del pesto alla Genovese e loro lo chiamassero solo pesto. Tornando alle wing: le alette di pollo vengono arrostite prima e poi ricoperte da un salsa rossa piccante abbastanza densa e appiccicosa. I livelli di “piccantezza” variano dal mild (tranquillo) al medium, al hot, fino al suicidal. In alcuni locali specializzati (tipo l’University Chicken qui a San Jose) esistono anche livelli piu’ alti tipo il nuclear, il devil, o il hell.
Dopo un po’ di ricerche sono riuscito a scoprire il locale che ha inventato le Buffalo wings, o meglio, le wings “a la Buffalo”, l’Anchor Bar. Una specie di irish pub con le pareti ricoperte delle tipiche targhe e motociclette vere appese ai muri, in particolare Ducati. … un momento… Ducati? Essi’, l’Anchor Bar e’ stato fondato nel 1964 da Teresa Bellissimo ed e’ gestito da Ivano Toscani. Buffalo wings: un tipico piatto americanissimo insomma. Gli altri due elementi principali del menu sono pasta e pizza. Provo pizza e wings. Pizza spessa, stile napoletano buona direi, forse un po’ stracarica di pomodoro ma l’impasto buono. Le wings straordinarie, belle piene di carne, miste alette e cosciotte di pollo, arrostite e con una ottima salsa medium che in realta’ non era piccante per nulla e avrei potuto trnaquillamente fare la hot. Il tutto accompagnato da una salsa bianca a base di mascarpone (quello del gorgonzola) che in teoria serve ad ammorbidire il piccante. Ne ho mangiate 14. Piu’ la pizza. Piu’ una Samuel Adams in bottiglia, la birra fatta a Boston, a mio parere la migliore birra americana.

Poi solito giro alle gia’ viste cascate del Niagara con gran botta di culo: Il ranger mi apre il cancello per la visita al balcone SULLA cascata che era chiuso fino a due minuti prima con il cartello “Chiuso per la stagione invernale” (in effetti sulle cascate c’erano ancora tracce di neve). Insomma ho aperto la stagione Niagaranistica turistica 2008.

Tra jet lag e orari d’aerei assurdi ho dormito circa 3-4 ore per notte da Giovedi’ scorso, piu’ sonnellini vari su aerei variegati. Ah, parlando di aerei, ho fatto voto di non mangiare piu’ cibo d’aereo (a meno che non si tratti di un intercontinentale di 10 ore o piu’). Sono gia’ due o tre viaggi che lo faccio e devo dire che funziona: niente piu’ mal di pancia all’arrivo, acidita’ di stomaco (succhi d’arancia a litri sugli aerei) o scombussolamenti degli orari di pasto. L’unica cosa che faccio e’ bere acqua.

Domani si torna al lavoro, tra l’altro settimana bella piena visto che ho un corso di due giorni (9 ore al giorno consecutive) di Negotiation. Vi chiedetere cosa c’entra con l’ingengeria. Nulla, ma mi piaceva il corso.

Viva Buffalo e le Italian Wings.





Cosa si sta rompendo?

19 04 2008

L’altra sera ho conosciuto un tizio, cosi’ per strada, uno di quelli da film gangster che hanno la canottiera bianca, i pantaloncini neri, e la pistola infilata nel di dietro. Un simpaticone. Per fraternizzare con la malavita locale ho gentilmente buttato li uno How is it going?, ovvero “come ti sta andando?”, aspettandomi due possibili risposte: “good and you?” se e’ un tipo cordiale, oppure un “how is it going?” indietro, una specie di non-risposta per essere alla pari. Invece questo amicone di quartiere mi ha risposto What’s cracking?, “Cosa si sta rompendo?”. Colpito da tanto slang, ho ribadito un piu’ colloquiale, sup? , la forma abbreviatissima di What’s up?. ovvero “Che succede?” (sempre nel senso di “come va”)… con l’intento di pareggiare i conti. Cio’ gli ha fatto ribadire con piu enfasi: What’s crackin’ and smackin’? … leggete bene… What’s crackin’ and smackin’?
… al che ho gettato la spugna e mi sono inchinato al re dello slang. Essi, in un colpo solo mi ha insegnato due frasi da vero gangster: Cosa si sta rompendo e colpendo.

Tanto per completare questo mini-post a base di slang del “come ti va”, un’altra versione molto usata di what’s up? e’ wassup, oppure wadup, a seconda di se sei in umore pulleggiato (nel cui caso usi il primo, con una “ss” allungata) o energetico (per cui vale il secondo con forte enfasi sulla “u”).

Un buon craking and smacking a tutti.





I’m being translated…

9 04 2008

…ovvero “mi stanno traducendo”. Eccomi di ritorno dopo una pausa dovuta a vari motivi che esploreremo in questo post il cui argomento e’: sono un immigrato. Dopo le avventure di Hong Kong, la prima settimana di ritorno al lavoro e’ stata alquanto piena di eventi, inclusi vari meeting con Directors, e in particolare l’organizzazione dell’evento finale di una business plan competition organizzata da un non-profit locale fondata da un mio collega italiano a Google. Ho aiutato il mio collega e come torna conto ho avuto il piacere di conoscere tante persone interessanti tra cui diversi Venture Capitalists, fondatori di start-up companies e magnati della finanza italiani (tra cui anche il fondatore di Tiscali). Insomma, un po’ la elite dell’economia italo-americana. Alla serata finale c’era pure la RAI International. Guardate il telegiornale di mezzogiorno su Rai 3 questa settimana e c’e’ caso che mi vediate.

A parte questo, mi sono beccato un qualcosa che assomiglia ad una gastrite o ad un principio di ulcera che mi ha ammazzato per qualche giorno. Ora, con pilloline anti-acidita’ e controllo sulla dieta mi sto riprendendo.

Ma parliamo di dieta, cosi’ entriamo nell’argomento del titolo di questo post. Dopo la dieta esotica, al limite dell’esoterico, di Hong Kong sono tornata nella “natia” California, dove mi aspettavano i mitici hamburger naturali di In&Out e le patatine fritte ricciole speziate di Jack In The Box. Ecco, putroppo devo ammetterlo, quando sono tornato ho avuto una gran voglia di abbuffarmi di questa robaccia (il famoso junk food), motivo che sicuramente ha contribuito alle disavventure del mio stomaco. Insomma, avevo quello che qui chiamano “craving”, ovvero “quella voglia di…”, in questo caso di cibo da fast food. Mi sto americanizzando? Un po’.
Come se non bastasse, l’altro giorno discutevo di macchine in chat con mio fratello. Mentre lui osannava l’ultimo modello dell’Alfa Romeo, io gli passavo un link dicendoli quanto apprezzavo l’ultimo modello di Camaro, quello usato anche nel film dei Transformers.

Chevrolet Camaro

Mio fratello mi ha gentilmente ricordato che quella macchina e’ un “cassone” e che io sto diventando troppo yankee. Thanks.
Ragionando quindi sul divano sono giunto alla conclusione che I’m being translated…
Preso da sensi di colpa, mi sono mangiato due pezzettoni di Parmigiano-Reggiano e mi sono fatto due spaghetti al tonno, nel tentativo di somministrarmi un ritorno alle origini di nativita’ autentica.

A tirare dalla sponda opposta invece e’ giunta la notizia proprio ieri che mi hanno approvato il penultimo passo del processo per ricevere la Green Card, con la quale diventero’ Permanent Resident. Per controbilanciare oggi ho telefonato al consolato di San Francisco per iscrivermi all’AIRE (l’Anagrafe degli Italani Residenti all’Estero) in modo da poter votare prossimamente.

Insomma, mi sento un funambolo culturale, uno jedi (gedai, come lo si pronuncia qua) con una spada blu e una rossa tra cui scegliere. Ma in fondo, chissenefrega? Italiano sono nato e Italiano moriro’: Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamò.