Oggi, domenica di Pasqua, parto, e lascio un pezzo di cuore ad Hong Kong. Questa citta’ mi ha davvero affascinato, forse piu’ di Parigi, sicuramente piu’ di New York. Non la chiama “la perla del pacifico” per nulla. Non mi dispiacerebbe lavorare qua per un paio d’anni.
Il mio volo sarebbe dovuto partire alle 16.30 locali ma al check-in la gentile hostess della Cathay Pacific riesce a infilare me e il mio collega sul volo precendete, risparmiandoci cosi’ due ore di attesa. Passiamo 5 controlli di sicurezza poi ci imbarchiamo su un gigantesco 747-400 (quello a due piani).
Il volo e’ piu’ corto al ritorno, 12 ore circa, contro le 16 dell’andata. Il motivo: la terra gira, i venti sono diversi, la rotta pure. Sta di fatto che arriveremo a San Francisco alle 11.30 locali dello stesso giorno, quindi 3 ore prima della partenza. E’ un po’ come viaggiare indietro nel tempo, solo che quando arrivi sei ribaltato dal viaggio. Inoltre per il modo in cui gira la terra e siccome attraversiamo la linea di cambio di data in mezzo al Pacifico, in realta’ partiamo con la luce, attraversiamo la notte (che dura poche ore) e arriviamo con luce, ma senza aver cambiato giorno. Magie dei fusi orari.
Mentre scrivo queste righe sono in volo (viva il MacBook Pro con piu’ di 5 ore di vita delle batterie) e la vecchietta cinese di fianco a me ha appena ordinato dei noodles in brodo. Adesso li ordino anche io che mi ha fatto venire fame.
Tornando al volo: appena saliti in quota siamo entranti in un banco di nuvole senza fine e in una zona di venti parecchio forti. Il 747 ballava il un misto tra twist e ballo del mattone mentre meta’ dei passeggeri venivano colti da attacchi di panico mal nascosto. Una hostess si aggrappa ad un tavolino nella zona dove preparano i cibi e guarda preoccupata gli sportelli del cucinotto. Decisamente non rassicurante: o e’ al suo primo volo (che non credo, essendo un volo intercontinentale), o non ha mai sentito una turbolenza del genere. Il capitano chiede di allacciare le cinture e le hostess urlano dietro a tutti quelli che tentano di andare in bagno.
Faccio l’errore di guardare fuori dal finestrino: sbagliatissimo! L’ala del 747 ha una forma ondulata, non piu’ dritta, e la punta piu’ esterna ha vibrazioni di un paio di metri in su e in giu’. Viva i materiali flessibili. Mi chiedo come faccia l’ala a rimanere attaccata al resto della fusoliera e in generale come faccia questo bestione a stare su. Poi confido negli ingegneri della Boeing e torno al mio film: Beowulf, una minchiata.
Sono arrivati i noodle in brodo caldi e mentre li mangio osservo il cinese seduto qui affianco a me: sulla cinquantina, ha appena finito di leggere un giornalino di fumetti manga e ora ha tirato fuori una penna e una agenda e sta disegnando manga lui stesso. E’ bravino. Poi noto che una faccia che ha disegnato e’ parecchio familiare… ehi! ma sono io! solo piu’ brutto. Maccheccazz… Il cinese si accorge che mi sono accorto e volta pagina. Ma… vabbe’. Ora disegna una astronave…
Il televisore personale mi segnala che mancano 5500 km e 5.30 ore all’arrivo. Siamo quasi alla International Date Line dove torneremo indietro nel tempo, cancellando cosi’ la notte che abbiamo appena passato e che sta per finire. Quest’anno faccio Pasqua due volte. Su due continenti diversi, ma lo stesso giorno e quasi alla stessa alla stessa ora.
Buona Pasqua a tutti!











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